Ciao signora Ninetta!!!


Ci lascia anche la signora Ninetta. Quanti ricordi da ragazzi nel suo locale, ‘o tabacchin ‘e Don Pepp’ ‘e Stell’, quando ad accoglierti non era una commerciante ma un amorevole mamma, insieme alla sua sorella Maria.

Le caramelle, i profumi, il salvadanaio di San Domenico Savio sul bancone per le offerte alle suore, il tavolino con la macchina da cucire e soprattutto il suo sorriso e la sua dolcezza. A volte passavamo interi pomeriggi lì dentro per l’amicizia con Aristide e Stellina.

Era un piacere andarci, oggi si entra nei negozi di corsa, il tempo di entrare ed uscire e tutti hanno fretta, con la signora Ninetta invece oltre a comperare c’era il piacere di scambiare due chiacchiere, ti chiedeva come stava la famiglia, cosa si faceva di bello e tanto altro. Posti e persone così ormai vivono solo nei nostri ricordi.

Negli ultimi anni ci salutavamo dal parcheggio sotto casa sua, era sempre bello rivederla. Dispiace tanto ed esprimo tutta la mi vicinanza ad Aristide e Lina.

Ciao signora Ninetta!!!

Ciao Pantaleone!!!


Un altro storico personaggio di Minori ci saluta e passa a miglior vita: Panataleone del ristorante la Botte, per tutti Pantalion’ ‘a Bott’.

Quelli della mia generazione sono cresciuti praticamente nel suo locale. Lo ripeto ogni volta che ne ho l’occasione, per noi ragazzi il buon Pantaleone aveva un occhio di riguardo, ci voleva bene davvero e inoltre ha rispettato sempre il minorese.

Grazie a lui ci potevamo permettere il lusso di andare due o tre volte a cena fuori, con quindicimila lire ti trattava da re. Il suo piatto forte? Sicuramente per noi erano gli scialatielli fatti a mano. Nessuno li faceva come lui. Alla siciliana, con i frutti di mare, alla polpa di granchio, una goduria, così come gli ‘ndunderi e poi la millefoglie e altri buonissimi dolci. Un maestro dei fornelli.

Alla fine veniva in sala, sorridente, a chiedere se era tutto a posto; ci teneva che fossimo rimasti contenti. “Grazie, grazie”, diceva così quando ci salutava, la Botte era come una casa per noi. Un grande chef che non si è mai esaltato per i tanti complimenti, modesto dietro le quinte a sfornare piatti uno più buono dell’altro. Di una umiltà più unica che rara.

Ha lavorato finchè ha potuto, non avrebbe mai svestito il grembiule e lasciato la sua cucina. Non nascondo che ho provato un grande dispiacere quando ha smesso, era e resterà il simbolo de La Botte. Porteremo nei nostri cuori il caro ricordo di una persona perbene, garbata, di un grande chef e gran signore.

Ciao Pantaleone!!!

Santa Trofimena, preghiera e riflessione

riceviamo e pubblichiamo

Cari devoti di Santa Trofimena,
ci apprestiamo alla ricorrenza dedicata alla nostra Santa Patrona con la consapevolezza che quest’anno non potremo rivivere i grandi festeggiamenti degli anni passati.

Sono stati mesi difficili a causa della pandemia che ha causato migliaia di vittime ed ha mutato radicalmente le vite di tutti noi. Un periodo triste caratterizzato da ansie, paure. Tanti papà e mamme hanno perso il lavoro, tante famiglie sono cadute in ristrettezza economica. E non dimentichiamo le sofferenze patite dai bambini. La chiusura delle scuole ha determinato l’allontanamento forzato dei fanciulli dai loro compagni, dalle loro maestre, costretti in casa per mesi, vittime innocenti di questa immane tragedia.


Minori si è affidata come sempre alla sua amata Protettrice, abbiamo partecipato dalle nostre case alle funzioni religiose, via radio e tramite dirette sul web, ogni sera abbiamo invocato Santa Trofimena e cantato i suoi inni affinché volgesse lo sguardo sul suo popolo. Le nostre suppliche non sono rimaste inascoltate ed il nostro paese si è salvato da questa perfida malattia.


Santa Trofimena avrebbe meritato una grande festa di ringraziamento ma non possiamo dimenticare che i tanti morti, il sacrificio di tanti medici ed infermieri, le salme trasportate dai camion dell’esercito, costituiscono un colpo al cuore, una ferita difficile da sanare, un terremoto che ha scosso le nostre coscienze di cristiani.


Non ci saranno il palco con il concerto bandistico, non ci saranno i fuochi pirotecnici, la cittadina non è stata addobbata con le luci. Non per questo il 13 luglio sarà un giorno qualsiasi. Con lo spirito festante ci recheremo da Santa Trofimena per affidare la nostra comunità, le nostre famiglie, i nostri cari bambini.


Quando tutto questo sarà finito torneranno i solenni festeggiamenti, le luci, i fuochi, la banda, ora però è tempo di riflessione e di preghiera.


Santa Trofimena proteggi tutti i tuoi Devoti!!!


Galleria: buonsenso e rispetto


Sulla galleria Minori – Maiori oramai si è capito che non tutti sono d’accordo sulla realizzazione, il timore è che cambi in maniera negativa l’aspetto del fronte mare e la vivibilità degli spazi che ora lo contraddistinguono. Non solo, molti si chiedono:” A cosa serve questo traforo se non va a migliorare la situazione del traffico dei due paesi, visto che il problema è sul versante opposto in via Torre Paradiso?

Si propongono raccolte firme, referendum, costituzioni di comitati e associazioni. Secondo me, almeno per ora, non serve niente di tutto questo, serve solo tanto buonsenso. Può essere mai che Andrea Reale e l’amministrazione viaggino spediti verso la cantierizzazione di questo progetto senza curarsi di cosa pensa tanta gente? Si, 1400 persone hanno votato “Via Nova” ma non è che il tema della campagna fosse stato la galleria, la gente ha votato Reale & company, ha scelto le persone al di là del programma. Non ci prendiamo in giro, non può essere il numero di elettori a dare carta bianca su di un’opera stravolgente qual è la galleria. Ripeto, a che serve?

Ci fanno notare che Minori avrà la terrazza sul mare più bella della costiera amalfitana, ma ci dobbiamo stendere i panni? Perchè altrimenti non so a cosa possa giovare questa affacciata che costa quindici milioni di euro. Appurato che tutta la Divina è un incanto sul mare, una magnificenza che non ha bisogno di stravolgimenti ma solo di piccoli aggiustamenti, purchè questi portino ad un serio miglioramento alla vivibilità della Costa.

Quel posto lasciatelo così com’è, quello è un luogo per noi sacro, quella montagna doveva saltare per aria in tempo di guerra e per miracolo di Santa Trofimena quell’esplosivo non deflagrò e oltre a non cagionare vittime salvò anche la montagna. I minoresi costruirono una edicola votiva a cui teniamo molto tutt’oggi. Quando passiamo di lì ci facciamo il segno della croce. Non andiamo troppo oltre, il troppo storpia.

Qui non si tratta di fare politica, Andrea Reale può fare il sindaco di Minori altri cento anni, sta h24 al municipio e questo chiunque glielo riconosce, non gli voglio male, nemmeno adesso che ha preso questa capata sulla galleria, però non si può tacere, quando una cosa la si ritiene ingiusta lo si deve far notare. Se tacessi su questo progetto non sarei leale con Andrea Reale, perchè chi nutre stima per una persona ha il diritto di pensarla diversamente e il dovere di far valere il diverso punto di vista, giusta o sbagliata che sia. Zamberlè, ma che caspit’ stai facenn’? Ma pure voi che componete la giunta, può essere mai che sit’ un’ chiumm’ ‘ncopp’ a sta cos’? Io non ci posso credere.

Quindi, lo ribadisco, comitati o associazioni, con il pretesto della galleria, potrebbero prendere una deriva politica che qui nessuno cerca. Si desidera il dialogo e il buonsenso.

Ho letto pocanzi una lettera del consigliere Russo e mi ha colpito questo suo passaggio che riporta:” Sperando che predicatori e cliccatori via facebook abbiano avuto il loro orgasmo fugace, adesso si potrà forse trattare l’argomento col rispetto che merita: e cioè con raziocinio, con argomentazioni ed equilibrio. Ad oggi hanno prevalso gli anatemi, le urla scomposte e gli insulti, segni di affermazione dell’ego più che di interesse al problema. Ora cerchiamo di essere adulti. Allora…”

Premesso, e parlo per me, i miei orgasmi non sono mai fugaci. Amare il proprio paese comporta anche quello di urlare, sbraitare e anche di più se pensi che stiano per fargli qualcosa che uno ritiene ingiusta, altrimenti significa essere passivi, significa non amare il proprio paese, sarebbe come dire:” Fate come volete, fate di Minori quello che volete”… Non sarà così. Concordo sul raziocinio, sulle argomentazioni e sull’equilibrio, ma ricorda che molti di quelli che chiami “predicatori e cliccatori via facebook, ruggitori da tastiera” sono vostri elettori, sono persone e hanno le loro idee, non sono sudditi da piegare alla volontà dell’amministrazione. Quindi iniziamo dal portare rispetto reciproco anche nell’uso delle parole.

Ciao caro Enrico


Enrico Addabbo. Sembra ieri ed invece sono passati quasi quindici anni da quando varcai per la prima volta la soglia del tuo studio per un consulto:” Dottore sono andato da un chirurgo ortopedico e dice che devo operarmi al ginocchio”. Prendesti le radiografie, le guardasti sul pannello luminoso e mi dicesti:” Non ti devi operare niente, se mi segui e mi stai a sentire starai bene”. E così è stato. Ricordo la passione che mettevi nel lavoro, mi facesti vedere la tesi di laurea e mi spiegavi i punti trigger, le immagini, non era un impegno per te, era una missione.

Solo che mai avrei immaginato che di lì a poco saremmo diventati due grandi amici. In pratica mi hai reso partecipe di tutto, di te e della tua famiglia e così ho fatto io con te. Vedo scorrere mesi, anni, la signora Sandra, Alessandro ed Erica, due ragazzini, li ho visti crescere sotto la tua possente e paterna protezione, il tuo orgoglio. Le gioie per i successi scolastici e sportivi e adesso sono due brillanti professionisti che porteranno alto il tuo nome. Eri un fiume in piena, in te vedevo l’esempio dell’autentico padre e marito esemplare, guai chi te li toccava.
Anche tu hai condiviso con me gli anni in cui mi sono sposato, la felicità per la nascita dei bambini. Sei sempre stato lì, eravamo un libro aperto.

Il grande Doc, un leone. Quando ti allenavi facevi sapavento, ti guardavo e mi sentivo un vecchio:” Ma comm’ fai Doctor’?” e mi sorridevi. Quel sorriso che non mi tolgo e non mi toglierò mai dalla mente. Tanta fatica, tantissima, non ti fermavi mai, ma con i tuoi pazienti sempre gioviale, sempre accomodante, quei pomeriggi volavano tra chiacchiere e risate:” Abbassate la voce monelle!!!”- dicevi alle signore che facevano salotto, non pareva di stare in un centro di riabilitazione. Tutto questo era frutto della tua ineguagliabile preparazione e professionalità oltre che di una meravigliosa umanità.

Ancora non mi capacito, non ci credo. Quando seppi cosa avevi volevo sprofondare, tu che avevi assistito alcuni pazienti con la stessa patologia ed eri ben conscio di cosa si trattava. A volte avevi la schiena a pezzi perchè mettevi in piedi malati costretti a letto anche se sapevi del loro triste destino, però loro ti chiedevano di alzarli e tu non ti sentivi di negargli questo loro desiderio. Un cuore d’oro.

Tra pochi giorni sarà il tuo onomastico, quest’anno non potrò farti gli auguri come sempre e tu mi dicevi:” Te ne ricordi sempre” ed io ti rispondevo:” Doc è impossibile dimenticarlo, Sant’Enrico è il 13 luglio, è anche la festa di Santa Trofimena”.

Negli ultimi tempi non ci siamo visti, ogni tanto un messaggio, l’ultimo una ventina di giorni fa, mi hai risposto con l’immagine di un cuore. Per me non è un caso, perchè quello è il posto dove ti porterò per sempre Doctor.